Mi ritrovo a pensare se davvero, l'ultimo periodo di parvente serenità, non lo abbia vissuto in lockdown, nel 2020
Questa mattina, all'alba proprio, mi sono ritrovata a guardare un piccolo video dell'epoca: sotto la tardiva neve, il mio terrier che si gode nel giardino la sua ultima nevicata. Ultima neve di primavera e viene da ricordare il titolo di un vecchio film
Chiusi in casa per effetto della pandemia, in montagna, la casa piccola, un discreto giardino, nulla Intorno.
Il silenzio che avvolgeva tutto, come una cappa pesante. Il silenzio che aveva assunto fisicità, era diventato corporeo.
Gli unici vicini, erano in realtà lontani e ci si poteva parlare quando passavano in auto per le uscite obbligate
I cavalli, che nelle giornate discrete, uscivano a pascolare, con l rumore delle galoppate libere e il loro raro nitrire amplificati
Ho amato quel mio isolamento, che per una volta, una sola, non doveva essere giustificato. No, ho amato proprio non dover spiegare perché amassi starmene per i fatti miei
I miei libri, la musica, le cose, tutte, ordinate on line, nessun contatto con nessuno, soprattutto. Il sogno di sempre
Se da un lato rasentavo attimi di intensa vergognosa felicità, crogiolandomi in quella solitudine, dall'altro vivevo con orrore le notizie del mondo esterno, del mio paese soprattutto. Se io ero circondata dal silenzio, mi angosciavo al racconto del suono lacerante delle ambulanze che correvano per le strade padane.
Questo dualismo, lo avrei pagato ben caro, poi, perché era necessario rimettermi insieme, riunire i pezzi e l'anima, non è una tazza rotta, non c'è colla che tenga.
C'era Il mio benessere, quello che credevo esserlo, contro la realtà di chi viveva una guerra, senza armi. Il mio meraviglioso nulla e per contro la tragedia di quei sacchi neri accatastati. La mia pace, ma il dolore di troppi, il pensiero alla sorella che viveva in prima linea in ospedale. Le sue paure. Il suo silenzio, ora, diverso, quello di chi vuole solo dimenticare
Saremmo stati tutti migliori, si gridava
Non è stato così
Mi sono promessa di non rinchiudermi più, di prendermi al limite le ore, ecco qualche giorno, al massimo, di solitudine. Faticosamente cerco di mantenere rapporti, di esserci. Sempre più faticosamente, perché davvero, quel meglio, anche scavando a fondo, non riesco proprio a trovarlo
L'anima? Quella è sigillata da colate d'oro, come nel Kintsugi giapponese. Costoso, ma è il prezzo da pagare per la consapevolezza