Bagagli pesanti e passi di montagna
Alla fine sono partita. Con il solito carico di bagagli: jeans, magliette, calzoncini corti per le mie minime sedute elioterapiche sotto l'enorme ombrellone – e chissenefrega della mia veneranda età e dei difetti. Sono comunque in mezzo al nulla e le gambe hanno quel sufficiente minimo di melanina necessario. Tanta spesa, fra i bagagli, che qui a giugno si trova poco. Poi le cose portate in città e che ora fanno il loro ritorno in montagna. Chissà perché, poi. Ho un sogno da sempre: prendere uno zaino con due cambi, un libro e nulla più e andarmene a zonzo, proprio come i protagonisti di Tre uomini in barca. Con l'unica differenza che il ginocchio della lavandaia, io, ce l'ho per davvero. Invece no, non riesco. Ho sempre troppo con me. Come una tartaruga che ha la sua casa in spalla. Appena arrivo sullo spiazzo davanti al cancello, realizzo quanto lavoro ci sarà da fare. È passato il giardiniere per le cose urgenti, le siepi sono gigantesche e verranno potate a breve, m...