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Quando " la fatica di guardarsi allo specchio è quella di dover corrispondere al nostro ricordo migliore"

Assonnata, ma incapace di continuare a dormire, alle tre, l'ora in cui ci si dovrebbe sentire pericolosamente soli con sé stessi, così dicono gli psicoanalisti. Lo ripete spesso Paolo Crepet, lo ascolto con curiosità, anche se a volte sembra ovvio, ma è vero che dietro a quell'ovvio, si nasconde ciò che sfugge. Succede anche quando leggo il Dalai Lama, o Tich Nat Han, o sorrido con Giacobbe: quella semplicità che si ignora e che apre una visione diversa. Comunque, in quest'ora in cui dovrei essere sola con i miei pensieri e invece no, perché ho una terrier sociopatica che elemosina grattini, sono davanti allo specchio del bagno, quello messo troppo in alto per il mio metro e nulla: riflette un taglio corto, sbarazzino, molto simile a quello di troppi anni fa. Corti, lisci. Per le prossime 36 ore, rimarranno quasi ordinatamente dritti, poi torneranno alla forma schizofrenica, che mi è solita Che sciocchezza, parlare di questo, si dirà, eppure no. Quando cambio taglio, in rea...

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